IL MIO CESAREO

Dopo avervi raccontato Le mie prime 2 gravidanze è arrivato il momento di raccontarvi il mio cesareo! Quello per cui ho sofferto tanto psicologicamente (oltre che fisicamente), perchè non ero pronta e ancora oggi penso sarebbe potuto essere evitabile… Quindi voglio iniziare facendovi un invito: se siete in gravidanza e non procede tutto come può essere definita la “normalità” fate una seconda visita in un altro ospedale (più all’avanguardia) anche se significa fare più di 100 km in auto. Avere un altro punto di vista vi sarà molto utile, sia per la salute di entrambi, sia per dei futuri rimpianti.

E ci tengo a dirti che l’informazione è prima di tutto, infatti ti consiglio di scrivere: IL PIANO DEL PARTO (al link trovi il mio)

Durante tutta la gravidanza sono stata a riposo causa contrazioni… il bimbo era podalico e nessuno mi ha consigliato di fare il rivolgimento manuale purtroppo.

A 36+3 perdo il tappo e le contrazioni aumentano, decidono di tenermi ricoverata. Il giorno successivo ero dilatata di 3 cm con bimbo podalico e decidono di farmi cesareo, anche se non ero in travaglio…

Io ero molto spaventata, non mi ero mai operata in vita mia.

L’epidurale (al contrario di quello che dicono in molte) non mi ha dato alcun fastidio, ma l’agitazione giocava brutti scherzi contro di me, nessuno che voleva tranquillizzarmi, sentivo molti dolori e i medici parlando dissero “non riesco a prenderlo, è messo male, ha 2 giri di cordone intorno al collo”, io dallo spavento sono svenuta e mi sono risvegliata con Andrea che piangeva dietro di me, me lo avvicinano, faccio in tempo a dargli un bacio e me lo portano via, aveva difficoltà respiratorie, aveva la tachipnea, i polmoni non si sono svuotati dall’acqua (è una cosa che capita spesso con i cesarei, i bimbi non escono naturalmente quindi non spremono i polmoni per uscire), e da li, quei pochissimi secondi che l ho visto non lo vedo più per e successive 20 ore, lui in neonatologia in incubatrice, e io da sola in camera di ospedale con le altre partorienti con i loro figli, che urlavo dal dolore… per non bastare le infermiere portano in due un mattone, non so di quanti kg, da mettermi sopra la ferita, e il dolore era ancora più forte…

ma niente poteva essere peggio che non poter vedere il proprio figlio, e non sapere come stava….il giorno dopo finalmente mi fanno alzare, ma non riesco, cosi con una sedia a rotelle mi portano da lui…

i giorni successivi io riesco a camminare leggermente meglio, ma ho sofferto per tre settimane e non riuscivo ad alzarmi se non con la fascia elastica.

Andrea quando esce dall incubatrice entra sotto la lampada per ittero… Io mi tiro il latte con il tiralatte e tutte le ostetriche mi fanno i complimenti per quanto ne ho, a lui lo davamo con la siringa.

Dopo una settimana che non cresceva (e a me era misteriosamente sparita ogni goccia di latte) pretendo di uscire, volevo portarlo a casa, volevo tornare a casa, tutti insieme, ero certa che a casa con il relax l avrei fatto crescere e nutrito, come in ospedale con lo stress mi rimaneva difficile fare.

E così è stato, ricordatevi sempre che l istinto di una mamma ha sempre ragione!

ALLATTAMENTO AL SENO: come ne ho avviati 3, quale difficoltà ho incontrato e come le ho superate

Nell’articolo IL MIO VBAC vi racconto la mia vittoria più grande!!!

 

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